Il dato di riferimento per confrontare le regioni è la quota di laureati tra i 25 e i 34 anni. Secondo il Rapporto annuale ISTAT, in Italia questa quota è passata dal 12,2% nel 2002 al 29,2% nel 2022. Il valore nazionale fissa quindi il punto di partenza: ogni dato regionale va letto rispetto a questa media, che riassume l’intera popolazione della fascia d’età.

Laureati per regione: il quadro

Cosa si misura

L’indicatore misura la quota di persone di una determinata fascia d’età che ha conseguito un titolo di istruzione terziaria, cioè un titolo successivo al diploma, di cui la laurea universitaria è la componente principale. Il calcolo è il seguente: numero di laureati nella fascia 25-34 anni, diviso per la popolazione residente della stessa fascia, moltiplicato per 100. Il risultato è una percentuale.

La fascia 25-34 anni è quella usata nella serie storica del Rapporto annuale ISTAT. Essa cattura le persone che, in molti casi, hanno già completato il percorso universitario, quindi l’indicatore riflette il livello di istruzione terziaria acquisito dalla popolazione giovane adulta.

Serie nazionale 2002-2022

AnnoQuota di laureati, fascia 25-34 anniFonte citata nella scheda
200212,2%Rapporto annuale ISTAT, tramite OrizzonteScuola
202229,2%Rapporto annuale ISTAT, tramite OrizzonteScuola

Tra il 2002 e il 2022 la quota è cresciuta di punti percentuali 17,0, passando da 12,2% a 29,2%. Il valore del 2022 è più che doppio rispetto a quello del 2002, poiché 29,2 diviso 12,2 è circa 2,4. La scheda riporta solo i due estremi della serie: gli andamenti annuali intermedi non sono disponibili in questa fonte, quindi non è possibile descrivere la traiettoria anno per anno.

Fascia 25-34 contro 30-34

Il Rapporto ISTAT 2020 misura anche la fascia 30-34 anni, con un dato nazionale pari al 27,6%. La scheda non riporta il valore della fascia 25-34 per lo stesso anno, quindi la differenza tra le due fasce non può essere quantificata con certezza.

Laureati per regione: il quadro

Quali regioni italiane hanno più laureati?

Per confrontare le regioni serve un indicatore comune: la quota di laureati nella fascia 30-34 anni. Il Rapporto ISTAT 2020, che utilizza anche dati Eurostat, fissa due soglie di riferimento, il 30% e il 20%, e indica un dato nazionale del 27,6%. Le regioni si collocano quindi sopra o sotto questi valori con scarti netti.

Regioni sopra il 30%

Nel Rapporto ISTAT 2020, la quota di laureati tra i 30 e i 34 anni supera il 30% in:

  • Lazio
  • Emilia-Romagna
  • Lombardia
  • Friuli-Venezia Giulia
  • Provincia autonoma di Trento

La fonte non riporta percentuali esatte per ciascuna di queste regioni, quindi non è possibile stabilire una graduatoria interna al gruppo.

Casi sotto soglia

Sicilia, Puglia e Calabria sono le uniche regioni citate con una quota inferiore al 20%. Il divario minimo tra i due gruppi è quindi superiore a dieci punti percentuali.

GruppoRegioniValore nel Rapporto ISTAT 2020
Sopra sogliaLazio, Emilia-Romagna, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Provincia autonoma di TrentoSuperiore al 30%
Sotto sogliaSicilia, Puglia, CalabriaInferiore al 20%
Riferimento nazionaleItalia27,6%

Divario Nord-Sud

Il divario tra Nord e Sud è documentato dal Rapporto annuale ISTAT 2020, che misura la quota di laureati tra i 30 e i 34 anni per regione, con il dato nazionale fissato al 27,6%. Le regioni citate si collocano su due soli livelli di valore (oltre il 30% e sotto il 20%), distribuiti su tre macroaree, come riportato nella tabella.

MacroareaRegioni citateQuota di laureati 30-34 anni
NordEmilia-Romagna, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, provincia di TrentoOltre il 30%
CentroLazioOltre il 30%
SudSicilia, Puglia, CalabriaSotto il 20%

Il confronto si basa quindi sui raggruppamenti sopra indicati, non su una graduatoria completa.

Evoluzione recente del divario

I dati regionali disponibili non permettono una serie storica. Non è quindi possibile stabilire, con le fonti in possesso, se il divario Nord-Sud si sia ampliato o ridotto regione per regione nel tempo.

Il trend nazionale offre un quadro parziale:

  • Trend nazionale (ISTAT, 2002-2022): la quota di laureati 25-34 anni in Italia è salita dal 12,2% al 29,2%, ma questo dato è nazionale e non separa le aree geografiche.

Tasso di passaggio all’università: come si calcola

Il tasso di passaggio all’università indica quanti diplomati di un anno si immatricolano a un corso universitario, di norma nell’anno successivo al diploma. Il calcolo è un semplice rapporto, ma il risultato cambia in base a ciò che viene conteggiato al numeratore e al denominatore e al territorio considerato.

La formula di base è:

immatricolati diviso diplomati dell’anno precedente, per 100

Il numeratore è il numero di studenti immatricolati nell’anno accademico considerato. Il denominatore è il numero di diplomati dell’anno precedente. Esempio ipotetico: se una regione conta 60 immatricolati ogni 100 diplomati dell’anno precedente, il tasso è del 60%.

ComponenteCosa contaPunto da verificare
NumeratoreImmatricolati nell’anno accademicoSe i dati si riferiscono agli iscritti negli atenei della regione o ai residenti della regione
DenominatoreDiplomati dell’anno precedenteSe il numero è riferito ai diplomati delle scuole della regione o ai residenti diplomatisi

Effetto della mobilità

Il numeratore comprende anche gli studenti provenienti da altre regioni che si immatricolano in un ateneo locale. Il denominatore, invece, conta solo i diplomati del territorio. Di conseguenza, una regione con atenei molto attrattivi può superare il 100%, mentre una regione da cui molti giovani partono per studiare altrove può registrare un valore basso anche con un numero elevato di diplomati. Il tasso misura quindi la capacità di attrazione degli atenei locali, oltre alla propensione dei giovani residenti a proseguire gli studi.

Errore comune: flusso e quota di laureati

Confondere il flusso di iscritti con la quota di laureati è l’errore più frequente. Il tasso di passaggio è un indicatore di flusso: misura quante persone entrano all’università in un anno. La quota di laureati è un indicatore di stock: misura quanti residenti di una determinata fascia d’età possiedono un titolo universitario. Hanno basi di calcolo, tempi e popolazioni diverse, quindi non sono interchangeabili.

Limiti del calcolo

  • Sfasamento temporale: i diplomati dell’anno precedente non coincidono con gli studenti che si immatricolano. Chi rinvia l’iscrizione di uno o più anni compare in un anno diverso da quello del diploma.
  • Definizione di immatricolato: il dato non sempre distingue tra iscrizione al primo anno di un corso, passaggio da altro corso o trasferimento. Occorre verificare la definizione adottata dalla fonte.
  • Assenza di dettaglio per corso: il tasso aggregato non mostra differenze tra tipi di corso o tipologie di ateneo.
  • Confronti tra regioni: un confronto è corretto solo se entrambe le regioni usano la stessa definizione di numeratore e denominatore.

Perché i giovani del Sud studiano fuori regione?

La mobilità universitaria verso il Nord può essere letta attraverso tre elementi da verificare: l’offerta di corsi nella regione d’origine, il costo della vita nella città dell’ateneo e gli aiuti economici regionali. I dati disponibili in questa scheda riguardano i laureati tra 25 e 34 anni, non le iscrizioni per regione di provenienza. Non permettono quindi di quantificare il flusso di studenti in uscita, e le differenze regionali di laurea vanno lette come contesto.

Offerta di corsi assente nella regione d’origine

Quando un corso di laurea non esiste nell’ateneo regionale, lo studente deve scegliere tra rinunciare a quell’indirizzo e trasferirsi. Per valutare questo fattore, confronta per ciascun ateneo del Sud l’elenco dei corsi triennali e magistrali con quello degli atenei del Nord, filtrando per classe di laurea. Un indirizzo presente solo in alcune sedi crea una domanda di mobilità strutturale, anche in regioni con buoni tassi di laurea.

Costo degli affitti nelle città universitarie del Nord

Il costo dell’alloggio è una voce da valutare insieme alla scelta del corso. Per stimare il bilancio annuo, usa la formula: canone mensile × 12 + spese fisse annue = costo annuo del trasferimento.

VoceCome calcolarla
Canone mensileMedia degli annunci nella zona vicina all’ateneo
Spese fisse annueUtenze, trasporti e vitto per dodici mesi
Costo annuoCanone × 12 + spese fisse

Borse di studio e diritto allo studio regionale

Gli aiuti per il diritto allo studio sono legati alla situazione economica del nucleo familiare e alla regione di residenza, quindi la copertura cambia da una regione all’altra. Verifica nel bando regionale in vigore i requisiti di reddito, l’eventuale importo previsto per gli studenti fuori sede e la scadenza della domanda.

Perché i giovani del Sud studiano fuori regione?

Italia contro media europea

La quota di laureati tra i 25 e i 34 anni è l’indicatore usato per confrontare l’Italia con l’Unione europea. Nel 2024 la media UE27 è pari al 44,2%, con un obiettivo europeo del 45% entro il 2030. Per l’Italia, la fonte disponibile riporta il dato storico del 2022, non un valore nazionale 2024 confrontabile, quindi il confronto diretto va letto con questa differenza di anno.

Il divario tra Italia e UE27

IndicatoreValoreAnnoFonte citata
Media UE27, laureati 25-34 anni42,0%2022ISTAT, via OrizzonteScuola
Italia, laureati 25-34 anni29,2%2022ISTAT, via OrizzonteScuola
Media UE27, laureati 25-34 anni44,2%2024Eurostat, via OrizzonteScuola
Obiettivo UE45%2030Obiettivo UE, via OrizzonteScuola

Nel 2022 la distanza era di circa 13 punti (42,0 − 29,2 = 12,8). Il divario è cresciuto leggermente dal 2002, quando era di circa 11 punti (23,1 − 12,2 = 10,9). Se l’Italia partisse dal dato 2022 (29,2%), raggiungere il 45% richiederebbe un aumento di circa 15,8 punti (45 − 29,2).

Le regioni italiane rispetto alla soglia europea

La fonte indica quattro regioni italiane sotto il 26,5%, tra cui Sicilia e Sardegna. Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Trentino-Alto Adige risultano più vicine agli standard europei.

Come leggere il confronto

Per valutare la distanza di una regione dalla media UE, verificare tre elementi:

  • anno di riferimento (2022 o 2024), perché le serie ISTAT ed Eurostat non coincidono sempre;
  • fascia d’età 25-34 anni, diversa dalla fascia 30-34 usata in altri rapporti;
  • tipo di indicatore, cioè la quota di titolari di istruzione terziaria e non il numero assoluto di laureati.

Titolo di studio e scelta di dove vivere

Il titolo di studio universitario incide sulla scelta del comune o della regione di residenza perché le opportunità per profili laureati non sono distribuite in modo uniforme sul territorio. La scheda dei fatti non contiene retribuzioni, tassi di occupazione o flussi migratori per città o regione, quindi la valutazione va costruita con fonti dedicate e confrontando i dati locali, non con stime generiche.

Mercato del lavoro per laureati

Il valore di una laurea si realizza più facilmente nelle aree dove si concentrano posti per il proprio settore. Per ogni città candidata conviene:

  • verificare il numero e il tipo di offerte per il proprio ambito, consultando gli annunci degli ultimi mesi;
  • misurare i tempi di spostamento tra la residenza e le sedi di lavoro più probabili;
  • valutare se la regione in cui si è studiato coincide con quella del primo impiego, perché il legame con il territorio di studio può incidere sull’accesso al lavoro locale, ma la scheda non fornisce dati in merito.

Migrazione dei laureati

La quota di laureati tra i 25 e i 34 anni è cresciuta in modo marcato in Italia: secondo il Rapporto annuale ISTAT citato nella scheda, è passata dal 12,2% nel 2002 al 29,2% nel 2022. Nella UE27 la stessa quota è salita dal 23,1% al 42,0%, quindi il divario con la media europea si è leggermente ampliato. La fiche non indica direzioni o volumi dei trasferimenti verso il Nord o l’estero. Per verificarli, il metodo è consultare le statistiche ufficiali sui cambi di residenza per fascia d’età e titolo di studio, disponibili presso gli enti statistici nazionali.

Reddito netto e costo della vita regionale

Uno stipendio nominale identico può avere un potere d’acquisto molto diverso da una regione all’altra. Il confronto corretto usa il reddito netto rispetto al costo della vita, cioè quanto resta dopo le spese fisse nell’area scelta. Per farlo:

  • calcolare il reddito netto applicando le aliquote e le detrazioni vigenti al proprio stipendio lordo;
  • sottrarre le spese abitative e i trasporti della città candidata;
  • confrontare il risultato residuo tra le diverse opzioni territoriali.

Dove trovare i dati ufficiali?

Per confrontare il tasso di scolarizzazione universitaria tra regioni italiane servono serie regionali pubblicate da enti statistici e ministeriali. Le cifre della scheda dei fatti provengono da articoli di stampa che riprendono questi rapporti, quindi per un’analisi occorre risalire ai documenti originali e citarne l’anno di pubblicazione.

Le fonti da consultare sono tre, più un registro ministeriale da verificare:

  • ISTAT, Rapporto annuale: riporta la quota di laureati tra i 25 e i 34 anni per l’Italia e per la UE27. La scheda indica i valori dal 2002 al 2022.
  • ISTAT, banca dati statistica online: è il sistema di consultazione dell’istituto da cui estrarre le serie per regione. Il Rapporto ISTAT 2020, che utilizza anche dati Eurostat, offre già una lettura regionale.
  • Eurostat, tavole sull’istruzione terziaria per paese: permette di collocare i dati italiani rispetto agli altri Paesi europei e alla media UE.
  • MUR, Anagrafe nazionale degli studenti universitari: è il registro del Ministero dell’Università e della Ricerca sugli studenti. La scheda non ne descrive il contenuto, quindi conviene verificare sul sito del MUR quali tabelle siano pubblicate prima di includerlo in un confronto.

Le cifre disponibili nella scheda, con la fonte di riferimento:

FonteDato presente nella schedaUso nel confronto
ISTAT, Rapporto annualeLaureati 25-34 anni, Italia: 12,2% (2002) e 29,2% (2022); UE27: 23,1% e 42,0%Serie storica nazionale e confronto con la UE27
EurostatMedia UE 2024: 44,2%; obiettivo UE al 2030: 45%Termine di confronto europeo
ISTAT, Rapporto 2020Laureati 30-34 anni: Italia 27,6%; Sicilia, Puglia e Calabria sotto il 20%Primo confronto regionale

Domande frequenti

Perché il dato regionale del 2020 usa la fascia 30-34 anni e non 25-34?

Il Rapporto ISTAT del 2020 misura la quota di laureati tra i 30 e i 34 anni, con un valore nazionale del 27,6%, mentre la serie 2002-2022 usa la fascia 25-34. I due valori non sono direttamente confrontabili, perché la fascia 30-34 include persone che hanno più tempo per completare il percorso universitario. Per confrontare le regioni con la serie nazionale serve quindi verificare sempre quale fascia è indicata.

Quali regioni hanno la quota di laureati più alta e più bassa?

Nel dato 2020 per la fascia 30-34 anni, Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e la provincia di Trento superano il 30%, mentre Sicilia, Puglia e Calabria restano sotto il 20%. Nel dato più recente citato nella scheda, quattro regioni risultano sotto il 26,5%, tra cui Sicilia e Sardegna, mentre Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Trentino-Alto Adige sono più vicine agli standard europei. Le percentuali esatte delle singole regioni per il 2024 non sono riportate nella fonte.

Come si colloca l’Italia rispetto alla media dell’Unione europea?

Nel 2024 la media UE della quota di laureati tra i 25 e i 34 anni è del 44,2%, contro un obiettivo del 45% fissato per il traguardo UE al 2030. Tra il 2002 e il 2022 l’Italia è passata da 12,2% a 29,2%, mentre la UE27 è passata da 23,1% a 42,0%, quindi il divario si è leggermente ampliato.