Quanto piove in Italia in un anno?

Nel 2020 la precipitazione annua media nei capoluoghi di provincia italiani è stata di 661 mm. Questo valore nazionale serve da riferimento per leggere i dati di ogni singola città: un capoluogo sopra o sotto questa cifra risulta, in quell’anno, più piovoso o più secco della media dei capoluoghi. Il dato è di fonte ISTAT, riportato da Geopop.

Quanto piove in Italia in un anno?

Quanto piove in Italia in un anno?

Il dato di riferimento è la precipitazione annua media dei capoluoghi, espressa in millimetri (mm) di pioggia caduta in un anno. Per il 2020 la fonte indicata è ISTAT, ripresa da Geopop nell’articolo pubblicato il 14 dicembre 2021.

Come usare il valore di riferimento

  • Media nazionale dei capoluoghi: 661 mm nel 2020. È una media calcolata su più città, quindi non descrive il clima di nessuna città in particolare.
  • Confronto tra città: il valore medio serve come soglia. Una città con un dato annuo superiore a 661 mm ha ricevuto più pioggia della media dei capoluoghi in quell’anno, una con dato inferiore ne ha ricevuta meno.
  • Anno di riferimento: il confronto è valido solo per il 2020. Altri anni possono avere medie diverse, e il dato va letto insieme all’anno a cui si riferisce.

Limiti della media nazionale

La media nazionale appiattisce le differenze regionali. Il valore di un singolo capoluogo dipende dalla posizione geografica, dall’altitudine e dalla stazione di rilevamento, elementi che la media non mostra.

Le città più piovose: Udine, Lucca, Genova

Tra le tre città confrontate, Udine ha la media annua più alta, oltre 1400 mm, con 1476 mm nel periodo 1961-1990. Lucca si attesta su circa 1195 mm nel periodo 1981-2010, mentre Genova registra 1079 mm nel periodo 1971-2000, misurati alla stazione di Sestri Ponente.

CittàMedia annuaPeriodo di riferimento
Udine1476 mm1961-1990
Luccacirca 1195 mm1981-2010
Genova1079 mm1971-2000

Il confronto diretto richiede però attenzione. Le tre medie non coprono gli stessi trent’anni: il periodo di riferimento differisce di circa vent’anni tra Udine e Lucca, e un trentennio può presentare valori diversi da quello successivo. Le differenze vanno quindi lette come ordini di grandezza, non come classifiche definitive.

Dalle cifre pubblicate, la differenza tra le medie è la seguente: Udine supera Lucca di circa 281 mm, Udine supera Genova di 397 mm e Lucca supera Genova di circa 116 mm. Si tratta di sottrazioni sui valori riportati; essendo quello di Lucca un dato approssimato, anche gli scarti che lo coinvolgono lo sono.

Quali sono le città più asciutte?

Tra le città per cui sono disponibili medie annue, Napoli ha il valore più basso: le stazioni cittadine registrano circa 900 mm di precipitazioni all’anno. Milano supera i 990 mm nel periodo 1961-1990, mentre Genova raggiunge 1079 mm nel periodo 1971-2000, misurati alla stazione di Sestri Ponente. Il divario tra Napoli e Milano è quindi di circa 90 mm, ma il confronto richiede cautela perché i valori non si riferiscono allo stesso intervallo di anni.

CittàMedia annua indicataPeriodo di riferimento
Napolicirca 900 mmnon specificato
Milanooltre 990 mm1961-1990
Genova1079 mm1971-2000

Limiti dei dati disponibili per le città asciutte

La fiche non permette di stilare una classifica completa delle città con meno pioggia, per tre ragioni:

  • Copertura incompleta: i valori annui assoluti sono indicati solo per alcune città (Napoli, Milano, Genova, Lucca, Udine). Per Catanzaro e Catania la fiche riporta soltanto variazioni rispetto a un periodo precedente, non il totale annuo.
  • Periodo non uniforme: Napoli non ha un intervallo di riferimento dichiarato, mentre gli altri valori usano trentenni diversi (1961-1990, 1971-2000, 1981-2010).
  • Stazione variabile: la stessa città può avere cifre diverse secondo la stazione scelta. Il dato di Napoli riguarda le stazioni cittadine, non tutte le rilevazioni comunali.

Millimetri o giorni di pioggia?

I millimetri (mm) misurano l’altezza dell’acqua caduta al suolo. Su un metro quadrato, 1 mm corrisponde a 1 litro d’acqua. Il calcolo si esegue così: litri raccolti = superficie (m²) × altezza di pioggia (mm). Su 1 m², 100 mm di pioggia equivalgono quindi a 100 litri.

I giorni di pioggia indicano invece in quante giornate si è registrata precipitazione, senza dire quanta acqua sia caduta. Un numero alto di giorni piovosi non implica un totale elevato di millimetri, e viceversa: il primo indicatore misura la frequenza, il secondo la quantità.

Nella fiche dati, due capoluoghi sono descritti solo con i giorni di pioggia:

  • Belluno: in media 118 giorni di pioggia all’anno nel decennio 2013-2023.
  • Bari: 74 giorni di pioggia normale e 9 giorni di precipitazione estrema nello stesso decennio.

La fiche distingue quindi due categorie per Bari, che non vanno sommate senza una precisazione sulla loro definizione. Per Belluno e Bari non sono disponibili i millimetri annui nella stessa fonte, quindi il numero di giorni non permette di dedurre quanta acqua sia caduta.

Per confrontare due città in modo corretto, conviene quindi:

  • non trasformare i giorni in millimetri, né viceversa, senza un dato di base;
  • leggere i giorni di pioggia separatamente dagli eventi estremi, quando la fonte li distingue.

Millimetri o giorni di pioggia?

Perché le cifre cambiano da fonte a fonte?

Una stessa città può avere valori annui diversi per due motivi: la stazione pluviometrica da cui proviene la misura e il trentennio di riferimento usato per calcolare la media. Le fonti consultate indicano questi due parametri come fattori determinanti.

Scelta della stazione pluviometrica

Una città può avere più stazioni di misura, e ciascuna registra valori propri. ilMeteo.net, che cita ISPRA e Aeronautica Militare, segnala che il valore dipende dalla stazione. A Napoli le stazioni cittadine registrano circa 900 mm l’anno, mentre quella di Capodichino supera i 1000 mm. Lo scarto di oltre 100 mm è compatibile con la differenza tra i punti di misura, ma le fonti non indicano il periodo di riferimento dei due valori. Non si può quindi attribuirlo con certezza alla sola stazione.

Città o stazioneValore annuo (mm)Periodo di riferimentoFonte citata
Luccacirca 11951981-2010ilMeteo.net
Genova (stazione di Sestri Ponente)10791971-2000ilMeteo.net
Milanooltre 9901961-1990ilMeteo.net
Napoli (stazioni cittadine)circa 900non indicatoilMeteo.net
Napoli (stazione di Capodichino)oltre 1000non indicatoilMeteo.net

Trentennio di riferimento: 1961-1990, 1971-2000, 1981-2010

Le medie sono calcolate su periodi di trent’anni, e i periodi usati nelle fonti non coincidono. Nella tabella compaiono tre finestre diverse: 1961-1990 per Milano, 1971-2000 per Genova e 1981-2010 per Lucca. Confrontare Milano e Lucca significa quindi mettere a confronto periodi diversi oltre che città diverse. Per lo stesso motivo, una cifra ferma a 1961-1990 non descrive il clima recente. Quando la fonte non precisa il trentennio, come per Napoli, il dato va confrontato con molta cautela.

Differenze tra ISPRA, Aeronautica Militare e ISTAT

La fiche collega i valori ISPRA e Aeronautica Militare a ilMeteo.net, mentre i dati ISTAT arrivano tramite Geopop. Nel 2020 ISTAT registra una media annua di 661 mm per i capoluoghi, un valore aggregato su più città e non il dato di una singola stazione. Non è quindi equivalente a una cifra cittadina come quelle della tabella. La fiche non descrive le differenze metodologiche tra le tre fonti, quindi non è possibile attribuire a ciascuna un particolare metodo di calcolo.

Piove di meno rispetto a dieci anni fa?

Nel 2020 la precipitazione annua media nei capoluoghi italiani è stata di 661 mm, cioè 132 mm in meno rispetto alla media del periodo 2006-2015. Il dato è una media dei capoluoghi, quindi non descrive la situazione di ogni singola città: il calo varia molto da un luogo all’altro.

Le città con i cali più forti

Nel 2020 le differenze più marcate rispetto al 2006-2015 si sono registrate in tre città del Sud:

CittàVariazione 2020 rispetto al 2006-2015
Napoli−423,5 mm
Catanzaro−416 mm
Catania−359,7 mm

Tutti e tre i valori superano di molto il calo medio dei capoluoghi (132 mm), quindi la diminuzione non è uniforme sul territorio.

Giorni di pioggia rispetto al 1971-2000

Nel 2020 i giorni di pioggia (con più di 1 mm di precipitazione) sono stati 11 in meno rispetto al periodo 1971-2000 e 14 in meno rispetto al 2006-2015. Un calo nel numero di giorni non indica automaticamente una diminuzione dei millimetri caduti, perché i due indicatori misurano grandezze diverse.

Come confrontare un anno con un periodo di riferimento

Per riprodurre il confronto con dati comparabili:

  • Recupera la media del periodo di riferimento, ad esempio 2006-2015.
  • Calcola la differenza come «valore dell’anno − media del periodo». Un risultato negativo indica un anno più secco della media.
  • Ripeti l’operazione separatamente per i giorni di pioggia, senza mescolarli con i millimetri.

Come usare la pioggia per scegliere dove vivere

Per confrontare le città in base alla pioggia servono due indicatori: il numero di giorni di pioggia e il totale di millimetri annui. Due località possono ricevere la stessa quantità d’acqua in un anno ma avere un clima molto diverso, se la pioggia cade in pochi episodi intensi oppure in molte giornate leggere. Il criterio pratico è leggere entrambi i dati, riferiti allo stesso periodo e alla stessa stazione.

Scegliere tra giorni di pioggia e millimetri annui

I millimetri misurano quanta acqua cade in un anno, mentre i giorni indicano quante volte piove. Per chi cerca un clima più secco, il dato in millimetri è il primo filtro. Per chi vuole ridurre le giornate piovose, conta soprattutto il numero di giorni. Le medie annue dei capoluoghi, secondo i dati disponibili, mostrano differenze forti:

CittàPioggia annuaPeriodo di riferimento
Udineoltre 1400 mm (1476 mm)1961-1990
Luccacirca 1195 mm1981-2010
Genova1079 mm (stazione di Sestri Ponente)1971-2000
Milanooltre 990 mm1961-1990

La media dei capoluoghi nel 2020 (661 mm) è un dato di un solo anno: non è direttamente confrontabile con le medie trentennali delle città della tabella.

Confronto tra città asciutte e piovose

Il confronto sui giorni va fatto con cautela. Belluno ha avuto in media 118 giorni di pioggia l’anno nel decennio 2013-2023, con la soglia di almeno 2 mm cumulati. Bari ha registrato 74 giorni di pioggia normale e 9 di precipitazione estrema nello stesso decennio. I dati ISTAT del 2020 contano invece i giorni con più di 1 mm. Le soglie non coincidono, quindi i numeri non vanno sommati né messi in classifica senza verificare la definizione usata.

Anche all’interno di una stessa area urbana il valore cambia. A Napoli le stazioni cittadine registrano circa 900 mm, mentre Capodichino supera i 1000 mm: una differenza dell’ordine di 100 mm per due punti della stessa città.

Verificare il dato sulla stazione più vicina

Il metodo per controllare un dato pluviometrico è questo:

  1. Individuare la stazione pluviometrica più vicina al quartiere di interesse, non solo il nome del comune.
  2. Controllare il periodo di riferimento: 1961-1990, 1971-2000, 1981-2010 e 2013-2023 sono intervalli diversi e producono medie diverse.
  3. Verificare l’unità di misura (millimetri o giorni) e la soglia usata per contare un giorno di pioggia.
  4. Confrontare solo valori dello stesso periodo e, se possibile, della stessa tipologia di stazione.

Domande frequenti

Quanti millimetri di pioggia cadono in media in un anno nelle città italiane?

Nel 2020 la precipitazione annua media dei capoluoghi di provincia è stata di 661 mm. Si tratta del valore di un solo anno, calcolato su più città, quindi non descrive il clima di una singola località.

Posso confrontare due città usando dati di periodi diversi?

No. Prima del confronto bisogna verificare che i valori provengano dalla stazione pluviometrica e dallo stesso periodo di riferimento. Una media trentennale e il dato di un singolo anno, come il 661 mm del 2020, non sono direttamente confrontabili.

Perché la stessa città può avere valori di pioggia diversi?

Il dato dipende dal punto di misura e dal periodo considerato. Una stazione posta in centro, una in periferia o una in aeroporto, anche nella stessa città, possono registrare quantità differenti, e lo stesso vale per le medie calcolate su trent’anni diversi.