La TARI si calcola sommando due componenti: una quota fissa, legata alla superficie dell’abitazione, e una quota variabile, legata al numero di componenti del nucleo familiare. Per le utenze non domestiche si applicano parametri diversi, basati sulla superficie e sulla categoria di attività. Il comune applica ai parametri dell’immobile le tariffe approvate con la propria delibera, quindi l’importo finale dipende dalla combinazione di questi elementi e dai coefficienti scelti localmente.

TARI: come si calcola

La struttura di base è quella prevista dal DPR 158/1999, che distingue utenze domestiche e non domestiche e, per ciascuna, una parte fissa e una parte variabile.

ComponenteParametro principaleCoefficiente
Quota fissa, utenze domesticheSuperficie dell’abitazione e numero di componentiKa (numero di componenti)
Quota variabile, utenze domesticheNumero di componenti del nucleoKb
Quota fissa, utenze non domesticheSuperficie e categoria dell’attivitàKc
Quota variabile, utenze non domesticheSuperficie e categoria dell’attivitàKd

Quota fissa e quota variabile

La quota fissa copre i costi del servizio che non dipendono dalla quantità di rifiuti prodotta. Si calcola a partire dalla superficie, quindi resta sostanzialmente stabile per un immobile di metratura invariata. La quota variabile copre invece i costi legati alla quantità di rifiuti conferiti e viene determinata dal numero di persone nel nucleo, che è il parametro di riferimento per le utenze domestiche.

Superficie e numero di componenti

La superficie utilizzata per il calcolo è quella indicata nel regolamento comunale, che può fare riferimento alla superficie catastale o a quella dichiarata. Il numero di componenti deriva dai dati anagrafici del nucleo. Quando si confrontano due comuni, la differenza di importo può quindi dipendere sia dalle tariffe sia dai criteri di misurazione adottati.

Coefficienti Kc, Kb e Kd

Il DPR 158/1999 associa a ciascun parametro un coefficiente:

  • Kb modula la quota variabile delle utenze domestiche in funzione del numero di componenti: più persone nel nucleo significa un coefficiente più alto.
  • Kc rappresenta il potenziale di produzione dei rifiuti per le utenze non domestiche e incide sulla quota fissa.
  • Kd è il coefficiente di produzione dei rifiuti (kg/mq anno) delle utenze non domestiche e incide sulla quota variabile.

I valori numerici dei coefficienti non sono fissati in modo uniforme: ciascun comune sceglie i valori all’interno degli intervalli previsti dal metodo.

TARI: come si calcola

Quanto si paga in media in Italia?

La media nazionale della TARI per nucleo familiare è il riferimento più usato per capire se una bolletta è in linea con il resto del Paese. Lo studio Uil sulle tariffe 2024 la fissa a 337 euro per nucleo familiare. L’analisi Uil successiva, riportata da QuiFinanza il 6 febbraio 2026, la porta a 350 euro.

Rilevazione UilFonte di pubblicazioneMedia nazionale per nucleo
Prima rilevazione (tariffe 2024)Sky TG24, 14 febbraio 2025337 euro
Seconda analisiQuiFinanza, 6 febbraio 2026350 euro

Tra le due rilevazioni la media nazionale aumenta di 13 euro. La variazione percentuale si ottiene con la formula: (350 − 337) ÷ 337 × 100, che dà un incremento di circa il 3,9%.

Il confronto richiede alcune cautele:

  • La prima cifra si riferisce esplicitamente alle tariffe 2024. La fonte non indica l’anno tariffario a cui si riferisce la seconda analisi.
  • La fonte non specifica se le due rilevazioni coprono lo stesso campione di comuni. Senza questa verifica, la variazione misura la differenza tra due medie e non l’evoluzione di uno stesso insieme di città.
  • La media nazionale non descrive il costo di un singolo comune. Le cifre locali possono discostarsi sensibilmente dal dato medio.

Città più care e più economiche

Le due analisi Uil più recenti sulla TARI per nucleo familiare danno classifiche simili ai due estremi. Pisa è il comune più caro in entrambe le rilevazioni, mentre La Spezia ha la tariffa più bassa in entrambe. Le grandi città (Roma, Milano, Bologna) si collocano in genere sotto la media nazionale di ciascuna analisi. Il confronto va sempre fatto con la media della stessa fonte, perché la media cambia tra uno studio e l’altro: 337 € nell’analisi Uil sul 2024, 350 € nell’analisi successiva.

ComuneFonteTARI per nucleoMedia di riferimentoPosizione
PisaSky TG24 (studio Uil)595 €337 €la più cara
BrindisiSky TG24 (studio Uil)518 €337 €seconda
TrapaniSky TG24 (studio Uil)511 €337 €terza nella graduatoria citata
La SpeziaSky TG24 (studio Uil)170 €337 €la più economica
RomaSky TG24 (studio Uil)326 €337 €sotto la media
MilanoSky TG24 (studio Uil)306 €337 €sotto la media
PisaQuiFinanza650 €350 €la più cara
GenovaQuiFinanza518 €350 €prima tra le città metropolitane
La SpeziaQuiFinanza180 €350 €la meno cara
RomaQuiFinanza334 €350 €sotto la media
MilanoQuiFinanza294 €350 €sotto la media
BolognaQuiFinanza236 €350 €sotto la media

Comuni con le tariffe più alte

Pisa supera tutti gli altri comuni citati: 595 € nello studio Sky TG24 e 650 € nell’analisi successiva. Nel primo studio seguono Brindisi (518 €) e Trapani (511 €). Nel secondo, Genova è la città con la tariffa più alta tra le città metropolitane, con 518 €.

Comune con la tariffa più bassa

La Spezia è il valore minimo in entrambe le analisi: 170 € nella prima e 180 € nella seconda. Nelle fonti citate nessun altro comune scende sotto questa soglia; il valore più vicino è Bologna con 236 €, nella sola analisi successiva.

Roma, Milano e Bologna rispetto alla media

Roma e Milano restano sotto la media nazionale in entrambe le rilevazioni. Roma passa da 326 € a 334 €, Milano da 306 € a 294 €. Bologna compare solo nell’analisi successiva, con 236 €.

Perché la TARI cambia tra comuni?

La TARI è un tributo locale: ogni comune organizza il servizio di gestione dei rifiuti urbani e ne copre il costo con il gettito del tributo. A parità di superficie e di composizione del nucleo familiare, l’importo può dipendere quindi da scelte gestionali e da costi che variano da un territorio all’altro. Il quadro comune è fissato dal metodo tariffario MTR-2 approvato da ARERA per il periodo 2022-2025, che stabilisce regole uniformi ma lascia ai comuni margini di decisione sui costi del servizio e sulle agevolazioni.

Costi di raccolta: porta a porta e stradale

Il modello di raccolta incide direttamente sul costo del servizio:

  • Raccolta porta a porta: il ritiro avviene presso ogni utenza. Richiede percorsi più fitti e personale dedicato, quindi costi operativi generalmente più alti.
  • Raccolta stradale: i rifiuti vengono conferiti in contenitori collocati lungo le strade. Percorsi e frequenze possono essere ottimizzati, con un impatto diverso sul costo complessivo.

Un altro fattore è la raccolta differenziata. Un comune con una quota di differenziata più alta può quindi presentare un profilo di costo diverso da uno con quota più bassa, a parità di servizio.

Gestione diretta o affidamento a società esterne

Il comune può gestire il servizio direttamente, oppure affidarlo a una società esterna tramite contratto di servizio. Nel primo caso i costi dipendono dalla struttura interna del comune; nel secondo dalle condizioni contrattuali pattuite con il gestore. Le due formule producono costi strutturalmente diversi, che si riflettono nel piano finanziario su cui si calcola la tariffa.

Riduzioni e agevolazioni deliberate dal singolo comune

Riduzioni e agevolazioni sono decise dal singolo comune, che ne definisce categorie, requisiti e copertura finanziaria. Questo significa che due comuni con costi di servizio simili possono applicare tariffe finali diverse. La fiche di riferimento non riporta importi o condizioni specifiche.

FattoreEffetto sulla tariffaDove verificarlo
Modello di raccolta (porta a porta o stradale)Incide sui costi operativi del servizioPiano finanziario e carta dei servizi comunali
Gestione diretta o affidamento esternoDetermina la struttura dei costiDelibere comunali e contratto di servizio
Quota di raccolta differenziataVariabile quantitativa del metodo MTR-2Dati di raccolta comunali e piano finanziario
Riduzioni e agevolazioniAbbassano l’importo dovuto per categoria di utenzaRegolamento TARI e delibera tariffaria

Perché la TARI cambia tra comuni?

Nord e Sud: quale divario?

La scheda dei fatti non riporta alcun dato aggregato per media per macroarea: non ci sono valori medi per Nord, Centro o Sud. Ci sono invece importi puntuali per alcuni capoluoghi, in due rilevazioni dello studio Uil. Collocando ogni città nella propria area geografica, si può verificare se la posizione sulla mappa spiega le differenze di tariffa. Il risultato non è lineare: Pisa, al Centro, è la più cara in entrambe le rilevazioni, mentre La Spezia, al Nord, è la meno cara.

Cosa mostrano i capoluoghi disponibili

CittàAreaTARI studio Uil 2024 (per nucleo)TARI analisi Uil successiva (per nucleo)
PisaCentro595 €650 €
La SpeziaNord170 €180 €
RomaCentro326 €334 €
MilanoNord306 €294 €

Altre città compaiono in una sola delle due fonti. Nel 2024 Brindisi (Sud) è a 518 € e Trapani (Sud) a 511 €, valori vicini a quello di Genova (Nord) nell’analisi successiva, cioè 518 €. Bologna (Nord) è a 236 € nell’analisi successiva. Nel complesso, i capoluoghi del Sud presenti nei dati sono tra i più cari del 2024, ma il Centro include sia la città più cara sia Roma, che si colloca vicino alla media nazionale.

Quota del divario spiegabile con i dati disponibili

Il metodo tariffario ARERA MTR-2, valido per il periodo 2022-2025, allarga la regolazione fino al cancello dell’impianto di trattamento, recupero e smaltimento. La scheda però non fornisce i tassi di raccolta differenziata dei singoli comuni, quindi non è possibile misurare quanta parte della differenza dipenda dalla raccolta differenziata e dal riciclo. Il dato geografico, da solo, non basta a spiegare il divario.

Limiti del campione: pochi comuni capoluogo

Il campione disponibile conta otto capoluoghi, e la scheda non dichiara criteri di selezione né metodologia per ciascuna rilevazione. Anche per la stessa città i valori cambiano tra le due analisi: Pisa passa da 595 € a 650 €, Milano da 306 € a 294 €. Le differenze possono dipendere dall’anno, dalla composizione dei nuclei o dal metodo di calcolo, e la scheda non chiarisce quale. Per un confronto Nord-Sud affidabile servirebbero dati su un numero molto più ampio di comuni, con valori omogenei per anno e metodo.

Come confrontare la TARI del proprio comune?

Per confrontare la TARI di due o più comuni bisogna partire dagli atti ufficiali adottati da ciascun ente, non dalle sintesi giornalistiche. La tariffa applicata in un comune è definita da provvedimenti amministrativi precisi. Il confronto è affidabile solo se si leggono, per ogni comune, gli stessi tipi di atto e dello stesso anno.

Delibera comunale e regolamento TARI da consultare

Due documenti sono il riferimento principale:

  • Regolamento TARI: definisce le regole di applicazione del tributo, incluse le riduzioni e le agevolazioni previste.
  • Delibera di approvazione delle tariffe: fissa i valori applicati alle utenze domestiche e non domestiche per l’anno di riferimento.

Leggere i due atti insieme è necessario. Una tariffa apparentemente bassa può dipendere da riduzioni contenute nel regolamento e non dai valori base della delibera. Conviene inoltre annotare l’anno di ogni atto, perché confrontare tariffe di annualità diverse porta a conclusioni errate.

Portale del federalismo fiscale e siti comunali

Il Portale del federalismo fiscale è il punto di partenza per cercare le informazioni sui tributi locali di più enti in un unico ambiente. Per il testo definitivo di regolamenti e delibere, però, la fonte da usare è il sito istituzionale del singolo comune, perché è lì che si verifica l’atto effettivamente in vigore. Se una delibera trovata sul portale non coincide con quella pubblicata dal comune, va preso come riferimento il documento del comune.

Confronto tra comuni vicini: procedura passo passo

PassoAzioneCosa verificare
1Selezionare i comuni da confrontareStesso territorio o contesto simile, per rendere il confronto significativo
2Individuare la delibera tariffaria più recente di ciascun comuneAnno di riferimento indicato nel documento
3Estrarre le tariffe per utenze domesticheValori distinti per numero di componenti del nucleo familiare
4Controllare il regolamentoRiduzioni e agevolazioni che possono modificare l’importo finale
5Riportare i dati in una tabella unicaStessa unità di misura e stesso anno per tutti i comuni

Il ruolo di ARERA e del PEF

ARERA, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, fissa le regole con cui si calcola la tariffa dei rifiuti. Il suo strumento principale è il metodo tariffario rifiuti MTR-2, approvato da ARERA nell’agosto 2021 (comunicato stampa del 4 agosto 2021) e valido per il periodo 2022-2025. Il metodo stabilisce come i costi del servizio devono essere classificati, calcolati e ripartiti tra le utenze. Il Comune o l’ente competente applica quelle regole ai propri dati, quindi a parità di metodo le differenze tra comuni dipendono soprattutto dai costi reali e dalle scelte organizzative locali.

Il punto più rilevante per chi confronta la TARI tra comuni è il perimetro della regolazione. L’MTR-2 estende la regolazione a trattamento, recupero e smaltimento, fino al cancello dell’impianto. In pratica, i costi non si fermano alla raccolta sotto casa, ma includono anche ciò che accade ai rifiuti una volta conferiti all’impianto. Due comuni con raccolta simile possono quindi avere tariffe diverse se conferiscono a impianti con costi di trattamento differenti.

Il metodo introduce inoltre tre variabili quantitative che incidono sulla tariffa:

VariabileRuolo nel metodo MTR-2
Raccolta differenziataGrandezza misurabile che incide sulla tariffa
RicicloGrandezza misurabile che incide sulla tariffa
Prossimità all’impiantoGrandezza misurabile che incide sulla tariffa

Ciò significa che la performance ambientale del territorio entra nel calcolo. Per confrontare due comuni occorre quindi verificare anche i loro dati di raccolta differenziata e di distanza dagli impianti, oltre al totale della tariffa.

Il Piano economico finanziario (PEF) è lo strumento con cui l’ente traduce il metodo in cifre concrete. Il PEF raccoglie i costi previsti per il servizio, li attribuisce alle diverse componenti e determina la copertura tariffaria. Per il confronto tra comuni, il PEF è la fonte più utile perché mostra come è composto il costo totale, non solo quanto si paga.

Domande frequenti

Perché due comuni con la stessa superficie pagano importi TARI diversi?

Ogni comune approva le proprie tariffe con una delibera comunale e sceglie localmente i coefficienti applicati ai parametri dell’immobile. Anche i criteri di misurazione, cioè se la superficie di riferimento è quella catastale o quella dichiarata, possono cambiare l’importo finale.

Come si distinguono la parte della TARI legata alla casa e quella legata alle persone?

La quota fissa dipende dalla superficie dell’abitazione e dal coefficiente Ka, che tiene conto del numero di componenti. La quota variabile dipende dal numero di persone nel nucleo tramite il coefficiente Kb, quindi aggiungere un componente in famiglia modifica soprattutto questa seconda parte.

Il metodo di calcolo è uguale in tutta Italia e quale regola vale oggi?

La struttura di base deriva dal DPR 158/1999, ma dal 2022 ARERA ha introdotto il MTR-2, che estende la regolazione fino all’impianto di smaltimento e collega la tariffa a variabili quantitative come raccolta differenziata e riciclo. Il periodo regolatorio 2022-2025 è concluso, quindi per il 2026 occorre verificare nel regolamento e nella delibera del proprio comune quale metodo e quali tariffe sono in vigore.