L’addizionale comunale Irpef è una somma che si aggiunge all’Irpef nazionale e si calcola applicando al reddito imponibile Irpef l’aliquota fissata dal proprio comune. Non è un prelievo autonomo: dipende dall’imposta Irpef, quindi il suo importo varia in base alla base imponibile del contribuente e alla delibera comunale in vigore. Di seguito i tre elementi che determinano il calcolo e il versamento.
Come funziona l’addizionale comunale Irpef
Base di calcolo: il reddito imponibile Irpef
L’addizionale si calcola sul reddito imponibile Irpef, la stessa base su cui si determina l’imposta nazionale. Il metodo è una moltiplicazione:
reddito imponibile Irpef × aliquota comunale = addizionale dovuta
Dovuta solo se è dovuta l’Irpef
L’addizionale segue l’Irpef: è dovuta solo se è dovuta l’Irpef. Prima di applicare l’aliquota comunale, occorre quindi verificare la propria posizione Irpef dell’anno. Se l’imposta nazionale non risulta dovuta, non si calcola l’addizionale comunale.
Acconto e saldo insieme al saldo Irpef
L’addizionale si versa in acconto e saldo insieme al saldo Irpef. Non richiede quindi un pagamento separato rispetto a quello dell’imposta nazionale, e le due componenti seguono la stessa tempistica di versamento.

Quanto può arrivare l’aliquota comunale?
L’addizionale comunale IRPEF è fissata da ogni comune entro un intervallo stabilito dalla legge nazionale: da un minimo dello 0,1% a un massimo dello 0,8%. Nessun comune può superare questo tetto, e ciascuno sceglie il proprio valore all’interno dell’intervallo.
| Parametro | Valore |
|---|---|
| Aliquota minima consentita al comune | 0,1% |
| Aliquota massima consentita (limite della legge nazionale) | 0,8% |
| Ampiezza dell’intervallo | 0,7 punti percentuali |
Come si somma alle aliquote statali
L’addizionale non sostituisce l’IRPEF nazionale: si aggiunge alle aliquote statali. Il carico fiscale complessivo sul reddito è quindi dato dalla somma dell’IRPEF statale e dell’addizionale comunale, che si applica sul reddito imponibile IRPEF. Poiché l’addizionale è dovuta solo se è dovuta anche l’IRPEF, un contribuente senza IRPEF da versare non paga nemmeno l’addizionale.
Peso massimo sul reddito
Lo 0,8% è il tetto massimo dell’aliquota che un comune può applicare, non un importo massimo in euro: l’addizionale dovuta cresce con il reddito imponibile.
Dove trovare l’aliquota effettiva di ogni comune
- Confrontare l’aliquota trovata con il tetto dello 0,8% per verificare che rientri nell’intervallo legale.
Aliquota unica o per scaglioni
Il comune sceglie una delle due formule previste per l’addizionale comunale IRPEF: un’aliquota unica oppure aliquote differenziate per scaglione di reddito. La scelta incide sul calcolo, perché cambia il numero di percentuali applicate alla stessa base imponibile.
Aliquota unica uguale per tutti i redditi
Con un’aliquota unica, il comune applica una sola percentuale al reddito imponibile IRPEF di ciascun contribuente, indipendentemente dall’importo dichiarato. Il calcolo è lineare: l’addizionale cresce in proporzione al reddito, con la stessa percentuale per chi dichiara un reddito basso e per chi ne dichiara uno elevato.
Aliquote diverse seguendo gli scaglioni nazionali
Con aliquote per scaglione, il comune fissa percentuali distinte in corrispondenza degli scaglioni nazionali dell’IRPEF. Ogni percentuale si applica soltanto alla parte di reddito che ricade nel relativo scaglione. Il peso finale dipende quindi dalle percentuali scelte per ciascuno scaglione, che possono essere uguali o diverse tra loro.
| Formula | Percentuali applicate | Base di calcolo |
|---|---|---|
| Aliquota unica | Una sola percentuale | Intero reddito imponibile IRPEF |
| Aliquote per scaglione | Una per ciascuno scaglione nazionale | Porzione di reddito compresa in ogni scaglione |
Come verificare quale formula applica il comune
La formula adottata è indicata nella delibera comunale di approvazione delle aliquote, da consultare per l’anno d’imposta di riferimento. Per individuarla:
- Controllare nella delibera se compare una percentuale unica o più percentuali collegate agli scaglioni.
- Verificare che la delibera sia stata approvata.
Come trovare l’aliquota del proprio comune
Per conoscere l’aliquota in vigore nel proprio comune, il riferimento è la tabella PDF dell’Agenzia delle Entrate con le addizionali comunali. Il documento è collegato alle pagine dei modelli 730 e Redditi PF, quindi si raggiunge dal sito dell’Agenzia partendo dalla sezione dedicata a questi modelli. Contiene un’unica riga per ciascun comune, perciò basta cercare il nome del comune nell’elenco.
Per l’anno a cui si riferisce la dichiarazione, la tabella da usare è quella pubblicata per quell’anno. La fonte consultata descrive una versione relativa al 2019, datata 27 aprile 2020, e non indica altre versioni: il controllo dell’anno va fatto ogni volta.
Le delibere comunali sulle aliquote seguono un calendario che varia con l’anno:
| Anno | Termine per la delibera | Aliquota applicabile |
|---|---|---|
| 2025 | 15 aprile 2025 (termine eccezionale) | Quella approvata entro la scadenza |
| 2026-2028 | Termine ordinario | Quella approvata con il termine ordinario |
| Comune che non delibera | Nessuno | Restano valide le aliquote dell’anno precedente |
Quando il comune non approva una nuova delibera, l’aliquota dell’anno precedente resta in vigore. Chi cerca il dato per un anno in cui il comune non ha ancora pubblicato alcuna modifica trova quindi la stessa aliquota della tabella dell’anno precedente.
Per verificare che l’aliquota trovata sia quella corretta, conviene confrontare la tabella con il sito del comune, dove di solito è pubblicata la delibera di approvazione dell’anno.

Chi ha soglie di esenzione?
Non tutti i contribuenti pagano l’addizionale comunale IRPEF. I comuni possono prevedere una soglia di esenzione per i redditi bassi: sotto un determinato livello di reddito, l’addizionale non è dovuta al comune. Dove il comune non la prevede, il contribuente paga l’addizionale secondo le aliquote deliberate.
Soglie facoltative fissate dal comune
- Chi decide: il comune, che può inserire o meno la soglia nel proprio regolamento.
- Effetto: il contribuente con reddito sotto soglia non versa l’addizionale comunale.
- Variabilità: il valore della soglia cambia da comune a comune, perché non è fissato a livello nazionale.
Esempio Roma: soglia di 14.000 euro nel 2025
Roma ha fissato per il 2025 una soglia di esenzione di 14.000 euro. Il dato vale per quell’anno e per quel comune.
Verifica del regolamento comunale per il proprio caso
Per sapere se la soglia si applica al proprio caso, il riferimento corretto è il regolamento comunale in vigore, non la tabella dell’Agenzia delle Entrate. Per la soglia occorre quindi cercare l’atto del proprio comune.
Metodo in tre passaggi:
- Individuare il comune a cui è dovuta l’addizionale nel proprio caso.
- Cercare sul sito istituzionale di quel comune il regolamento o la delibera sulle addizionali, e verificare se prevede una soglia di esenzione.
- Confrontare il proprio reddito con la soglia indicata, controllando che l’atto riguardi l’anno di imposta interessato.
Quale comune paga? Domicilio fiscale al 1° gennaio
L’addizionale comunale IRPEF è dovuta al comune in cui il contribuente aveva il domicilio fiscale al 1° gennaio dell’anno di riferimento. Il comune competente si determina quindi in un’unica data, indipendentemente da ciò che accade nei mesi successivi. Per individuare il comune da considerare, bisogna risalire alla posizione del 1° gennaio e non alla residenza attuale o a quella al momento del pagamento.
Trasferimenti in corso d’anno non cambiano il comune
Un trasferimento durante l’anno non modifica il comune competente. Il riferimento resta il domicilio della data del 1° gennaio, anche se il contribuente cambia abitazione e comune in un momento successivo. L’addizionale è calcolata sul reddito imponibile IRPEF applicando l’aliquota del comune di partenza.
L’effetto dipende dunque dalla data in cui è avvenuto il trasloco rispetto al 1° gennaio:
| Domicilio al 1° gennaio | Trasloco nell’anno | Comune competente |
|---|---|---|
| Comune A | Ad agosto, verso il comune B | Comune A |
| Comune A | Il 2 gennaio, verso il comune B | Comune A |
| Comune B | Ad agosto, verso il comune C | Comune B |
Esempio: trasloco ad agosto
Un contribuente domiciliato a Bologna il 1° gennaio che si trasferisce a Milano ad agosto resta legato al comune di Bologna per l’intero anno d’imposta.
Quanto pesa sulla scelta di dove vivere?
L’addizionale comunale IRPEF si calcola con una formula semplice: reddito imponibile × aliquota comunale. L’IRPEF nazionale è dovuta indipendentemente dal comune di residenza, quindi, a parità di reddito, nel confronto tra due comuni pesa soprattutto la differenza tra le aliquote applicate, salvo scaglioni e soglie di esenzione.
Esempio su un reddito imponibile di 40.000 euro, con aliquota unica:
| Aliquota comunale | Addizionale annua |
|---|---|
| 0,1% | 40 euro (40.000 × 0,001) |
| 0,8% | 320 euro (40.000 × 0,008) |
| Differenza tra i due comuni | 280 euro all’anno |
La differenza di 280 euro si ripete ogni anno finché il contribuente resta nel comune con l’aliquota più alta. Su un periodo di dieci anni, a parità di reddito, la differenza cumulata sarebbe di 2.800 euro.
L’esempio usa un’aliquota unica e non tiene conto di eventuali scaglioni di reddito o di soglie di esenzione previste dal comune. Per questo, il confronto va rifatto con l’aliquota effettivamente applicata dal comune di interesse e con il reddito imponibile della propria situazione.
Domande frequenti
Dove trovo l’aliquota addizionale del mio comune?
L’Agenzia delle Entrate pubblica una tabella delle addizionali comunali in formato PDF, collegata alle pagine dei modelli 730 e Redditi PF. Conviene verificare che sia l’edizione dell’anno in corso, perché la versione citata nelle fonti disponibili risale al 2019.
Se il comune non aggiorna la delibera, quale aliquota si applica?
Restano valide le aliquote dell’anno precedente. Il comune può quindi non intervenire ogni anno senza che il calcolo cambi automaticamente.
Cosa succede se cambio residenza durante l’anno?
L’addizionale è dovuta al comune in cui hai il domicilio fiscale al 1° gennaio. Un trasferimento avvenuto nel corso dell’anno non sposta il calcolo sul nuovo comune per quell’annualità.